PRECARI GAYLESBO: GLI ULTIMI TRA GLI ULTIMI
Ne parlano libri, film, canzoni. Il precariato è una condizione esistenziale con la quale tanti giovani devono fare i conti: a tempo indeterminato. Ma se le difficoltà valgono per la maggior parte dei giovani italiani, gay e lesbiche sono i più precari di
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La Legge 30 del 2003, dalla quale deriva l'attuale situazione dei lavoratori precari.
Lo Statuto del Lavoratore, che definisce i diritti dei lavoratori.
I giovani e il lavoro precario, pagina d'informazione sulle tipologie contrattuali.
Lavoro precario in Europa: l'analisi della CES (Confederazione Europea Sindacati).
Lavori Atipici: domande e risposte sul lavoro precario.
Precari News: notizie sul lavoro precario.
San Precario: "Oh San Precario, Protettore di noi precari della Terra, dacci oggi la maternità pagata, proteggi i dipendenti dalle catene commerciali..."
Quando si parla di precariato, il primo scenario che a molti viene in mente è quello del call-center: girone infernale per eccellenza dell'occupazione instabile, mal retribuita, spogliata dei più elementari diritti. Ma i lavoratori che versano in condizioni simili sono ovunque: nel mondo dello spettacolo, in quello della Pubblica Amministrazione, nelle aziende private, nelle fabbriche eccetera. Tra questi, c'è anche chi sfoga le proprie frustrazioni in rete, con un blog che magari finirà per diventare un libro. Un caso lampante è quello di Michela Murgia, autrice del bestseller "Il mondo deve sapere" (Isbn edizioni), resoconto tragicomico della sua esperienza di centralinista che ha ispirato l'ultimo film di Paolo Virzì, "Tutta la vita davanti". Infatti, il precariato è diventato anche un genere letterario e cinematografico, oltre che una condizione esistenziale con la quale fare i conti ogni giorno e - questa volta sì - a tempo indeterminato. Se tra i giovani dilagano il cinismo, la disillusione, la voglia di fuggire all'estero (come dimostrano le numerose statistiche), c'è chi obietta che la flessibilità fa parte di un nuovo modo di vivere il lavoro; che il nomadismo lavorativo dovrebbe essere vissuto come uno stimolo e che il vero problema risiede nella mancanza di iniziativa e di adattamento delle nuove generazioni. Sarà vero. Ma quando si ascoltano le storie di apprendistati che si protraggono da 10 anni; quando ci si imbatte nell'angoscia di lavoratori che non sanno se arriveranno a fine mese e che varcano la soglia dell'ufficio senza contratto, con una quotidiana spada di Damocle sulla testa, viene da pensare che ad un nuovo modo di intendere il lavoro dovrebbe corrispondere anche un nuovo Welfare. I cosiddetti lavoratori atipici fluttuano oggi in una zona grigia in cui tutto o quasi sembra permesso e dove diritti come una casa, la sanità, la formazione e la crescita dell'individuo sono spesso calpestati, grazie ad un sistema lavorativo in cui il vantaggio è unilaterale e riguarda le imprese che arruolano personale senza dover garantire certezze, a volte imponendo veri e propri ricatti; altre semplicemente prolungando all'infinito i tempi di assunzione. L'instabilità economica e lavorativa finisce per riflettersi sulla vita affettiva, data la difficoltà di trovare indipendenza dalla famiglia di origine e di progettare un futuro solido, concreto. Ne parla, con sensibilità e senza toni patetici, l'ultima opera della regista Anna Negri, che con "Riprendimi" traccia l'agonia della storia d'amore tra due trentenni, lavoratori atipici in bilico tra compromessi e frustrazioni che mineranno per sempre il loro rapporto. Forse molti giovani si rispecchieranno in questa vicenda semplice e attuale, ma c'è da domandarsi in quanti si potranno permettere il biglietto del cinema. E se per una coppia tradizionale il matrimonio è diventato una scommessa, l'assegnazione di una casa popolare un'utopia scandita da liste d'attesa infinite, l'idea di provvedere ad una ipotetica prole un azzardo, per una coppia gay la situazione è addirittura tragica. In un'Italia in cui si attende ancora una legge che tuteli le coppie di fatto, è impensabile che una giovane coppia omosessuale trovi la forza (economica, ma anche giuridica) di dare vita ad una famiglia tutelata, stabile e duratura. Dare il meglio di sè, amare il proprio lavoro ed essere un elemento produttivo della società diventa uno sforzo imponente, quando si è sfiancati da continui colpi bassi di un sistema lavorativo, politico, giuridico che, di fatto, ha più volte dimostrato di snobbare i diritti civili del mondo omosessuale, promettendo e ritrattando, illudendo e deludendo senza riguardo tante coppie che, pensando al futuro, covavano il desiderio di invecchiare insieme, in uno Stato laico, in cui il loro rapporto fosse tutelato e protetto: perché non dovrebbero esistere né lavori né amori di serie B. E invece le persone con un lavoro precario, lesbiche e i gay, soprattutto giovani, di questo paese sono gli ultimi tra gli ultimi.
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