Shock: Google condannato, rispetto o censura?
I mostri digitali sbranano la libertà della Rete: la condanna che innesca la rivoluzione digitale.
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Sentenza shock del Tribunale di Milano, che chiude il processo contro il colosso Google accusato di non aver impedito, nel 2006, la pubblicazione di un video in cui alcuni ragazzi picchiavano e insultavano un compagno di classe affetto da sindrome di Down. Tre dirigenti del motore di ricerca sono stati giudicati colpevoli di diffamazione e violazione della privacy, e sono stati sanzionati con sei mesi di reclusione. Il processo di Milano, e ancor più il suo verdetto, rappresentano una svolta fondamentale nella storia della libertà del web. Proprio nei giorni in cui il popolo di Internet chiede a gran voce l'oscuramento del gruppo Facebook che inneggia alla derisione dei bambini down (LEGGI QUI), la condanna di Google pone sul tavolo una questione mai affrontata chiaramente, sia dal punto di vista legislativo che etico: qual è il confine tra rispetto e censura? L'anarchia della Rete ha sicuramente generato dei mostri digitali, e l'utopia dell'autoregolamentazione di Internet si è dissolta con la diffusione globale del mezzo, che ne rende impossibile un self government. Il fatto che un contenitore web sia giudicato responsabile del materiale che veicola segna un punto di non ritorno nella parabola del liberalismo digitale. Il web diventa responsabile di sé, e dei suoi contenuti: è una rivoluzione sociale, digitale e morale.
LEGGI ANCHE "Eretici digitali: la libertà nel web non esiste" sul libro dei giornalisti Massimo Russo e Vittorio Zambardino QUI.
Fonte: Corriere.it
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