Alexander McQueen e la ballata delle donne mostro
Nel giorno che celebra le donne, omaggio a un artista che la ha molto amate: trasformandole in mostri.
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Si parla di vestiti, ma si disegna un'epoca. E in quest'epoca le donne non si trasformano in cigni. In quest'epoca le donne sono mostri meravigliosi.
Cantore della destrutturazione postmoderna, Alexander McQueen è stato più di uno stilista: è stato uno scultore di forme. Forme distorte, forme grottesche, forme violente, forme bellissime. Forme che gridano bestemmie contro ogni confine tradizionale, contro le etichette rassicuranti che appiccichiamo alle dicotomie per dare un ordine all'universo. Uomo/donna, organismo/robot, umano/animale. Le donne-mostro di McQueen sono state creature fantastiche, non solo vestite ma re-inventate da un sogno contemporaneo. Sono state identità raccontate da abiti, verità svelate da maschere.
I suoi temi sono sempre stati disturbanti, le sue sfilate erano più simili a un circo freak che a un evento fashion, i suoi messaggi palesemente ambigui (denuncia? Glamourizzazione? Provocazione?) e le sue creazioni talmente audaci da far sorgere il dubbio: ma Alexander McQueen odia o ama le donne?
Arrampicate sopra scarpe Armadillo incrostate di gemme, talmente alte non permettere di camminare. Truccate da tristi pagliacci dell'era della chirurgia estetica, le labbra enormi e i visi bianchi come maschere. Racchiuse in corazze d'acciaio, gettate su passerelle disseminate di ferraglia e trasformate in discariche industriali. Appesantite da spalline inumane, quadrate, giganti, come camice di forza.
Donne-uomini, donne-robot, donne-bestie, donne-mostro.
Alexander McQueen ha molto amato le donne: le ha amate tanto da re-inventarle. Le ha amate disegnando su di loro i paradossi di un'era ibrida. Le ha adorate trasfigurandole in sogni e incubi, raccontandole come personaggi di una fiaba contemporanea, fotografandole come istantanee di un'estetica postmoderna. Le ha amate trasformandole in mostri, fregandosene dei confini biologici.
Nella festa delle donne (biologiche e non), omaggio a un artista scomparso e a tutte le donne, ai brutti anatroccoli e ai cigni finalmente trasformate in bellissimi mostri.
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