Maria Laura Annibali: "Per la sinistra noi gay siamo un problema". INTERVISTA - GAY.tv

Maria Laura Annibali: "Per la sinistra noi gay siamo un problema". INTERVISTA

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Maria Laura Annibali: "Per la sinistra noi gay siamo un problema". INTERVISTA

Il documentario "L'altra altra metà del cielo" di Maria Laura Annibali diretto da Salima Balzerai diventa un saggio di Antonella Montano, Monica Cristina Storini e Susanna Lollini.

redazione@gay.tvdi redazione@gay.tv
12 Marzo 2010

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Sabato 13 Marzo alle ore 18:30 l'Associazione Lucrezia Marinelli, propone la visione del documentario “L’altra altra metà del cielo”, al Circolo della Rosa – Libreria delle donne di Milano.
Il documentario, firmato da Maria Laura Annibali, con la regia di Salima Balzerai, presentato al XXIV° Festival Gay di Torino e al XXIII° Festival Gay di Milano selezionato al XX° Festival International du Film Lesbien & Feministe de Paris, raccoglie interviste a donne lesbiche italiane, diverse per età, condizione personale e politica, offrendo uno spaccato di storia della condizione lesbica in Italia partendo dalla vita quotidiana e dal vissuto personale delle intervistate, senza virtuosismi o atteggiamenti accademici. Il documentario va a colmare una lacuna storica e sociale del nostro Paese, analizzando i momenti salienti dell’evoluzione del movimento lesbico italiano.
Le protagoniste, tutte donne lesbiche, vivono apertamente la loro identità, ne testimoniano la loro esperienza, ricca di temi legati alla società, alla spiritualità, alla politica.
Per l’occasione Maria Laura Annibali sarà presiederà un dibattito incentrato sulla storia del movimento lgbt italiano e presenterà i saggi a cura di Antonella Montano, Monica Cristina Storini e Susanna Lollini, scritti proprio in relazione al documentario.

Maria Laura Annibali a GAY.tv ha raccontato che..

 

Come è stato il percorso evolutivo della donna lesbica italiana? Che difficoltà ha avuto nel corso dei decenni?

La grossa difficoltà è sempre stata quella di essere donna, quindi sottoposta a uno stato maschilista, a una famiglia maschilista, a un lavoro maschilista. Poi per quel che mi riguarda mi sento soggetta a tre tipi diversi di discriminazione: quella di essere donna, quella di essere lesbica (quindi sottoposta a tutta l’intolleranza nei confronti dell’omosessualità), e terza, quella di aver superato  l’età: ahimè, ho 65 anni e sto entrando nella fase anziana della mia vita. Personalmente però ho avuto anche alcune soddisfazioni: ad esempio è stato un onore essere garante alla Consulta per le Pari Opportunità alla Regione Lazio, occuparmi quindi da quasi otto anni di politica paritaria, anche se purtroppo per quel che riguarda noi donne ancora non l’abbiamo. Tutte le donne stanno ancora cercando di avere una parità nel mondo del lavoro. A maggior ragione le lesbiche, che sono costrette a vivere una doppia battaglia.


Come mai si parla sempre di gay e meno di lesbiche?

Perché siamo più nascoste. E poi è un discorso di numeri. I gay sono di più e hanno meno paura di essere visibili. Prendi il mondo della moda: lì addirittura capita che non ci puoi entrare se non sei “frocio”. Ma tolti certi ambiti in cui si ha avutola forza di emergere, nel resto delle realtà gli uomini riescono comunque a spuntarla. Perché? Perché sono più forti, perché hanno le lobby, perché sono più attrezzati.
Paradossalmente anche per questo motivo si sente più l’insulto “frocio” che “lesbica”. Per non parlare dell’omofobia interiorizzata che colpisce tutti i gay. E molti di questi non si accetteranno per tutta la vita. Le lesbiche si accettano ancora meno e rimangono nascoste perché non avendo parità nella società italiana, nel lavoro, uscire allo scoperto non gioverebbe alla loro situazione.
Parlando della mia vita, ho dovuto spesso rinunciare a frequentare locali omosessuali in Trastevere, perché avevo paura di incontrare i miei superiori. “Che gli racconto, se dovessi incontrarli?” mi dicevo sempre; da lì e dalla presa di coscienza dell’omofobia interiorizzata che stava attanagliando anche me, ho iniziato il mio percorso verso la piena accettazione.

 



Che lacune ha il nostro Paese, i governi che si sono susseguiti, nei confronti delle donne omosessuali?

Ci hanno sempre considerato Sodoma e Gomorra, e in generale non ci hanno molto aiutate. Ma in verità la principale colpa non è tanto dei governi quanto della Chiesa che incombe su di essi, è inutile che lo nascondiamo. Io sono profondamente cristiana e cerco di essere molto trasversale parlando di politica; non sono ovviamente di destra ma se penso alla sinistra di questi anni, non posso certamente dire che si possa vantare per aver dato a noi gay e soprattutto lesbiche grandi spazi, in tutti i campi. Diciamocela tutta: noi gay, anche per la sinistra siamo un problema. E sebbene la sinistra si dica aperta concettualmente all’omosessualità, quanto lo è intimamente e attivamente? profondamente cristiana,


Per chi non lo avesse mai visto, tre motivi per non perdersi il tuo documentario?

Il primo sicuramente perché è fatto con il cuore e va ai cuori di chi lo vede. Poi perché ritengo che sia un messaggio importantissimo che deve entrare in tutte le scuole, non solo in università, dove peraltro lo ho già portato. A Torino sono riuscita addirittura a farlo vedere alle scuole elementari, sfruttando proprio la marcia in più che evidentemente le città del nord hanno in relazione alla tematica omosessuale.
Infine perché con il mio lavoro voglio portare un messaggio di speranza  a tutti. Lo ripeto sempre: io amo i giovani perché saranno i nostri testimoni e avranno il compito di proseguire quello che noi “vecchi” abbiamo iniziato.
Poi aggiungo anche che vorrei che il mio film fosse proiettato ovunque, non tanto perché l’ho fatto io, quanto perché voglio che la cultura dell’omofobia venga distrutta. Non è mai troppo tardi.

 

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