Giampaolo Colletti: ecco le 'TV fai-da-web'. INTERVISTA
Micro tv nate sul web: storie di successi e consigli pratici per spodestare Rupert Murdoch partendo dal tinello di casa. GAY.tv intervista l'autore del libro Giampaolo Colletti.
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Insospettabili cittadini: studenti, impiegati, casalinghe, pensionati. Quelli che i vicini definiscono "una persona tranquillissima", quelli che "non lo diresti mai". Eppure proprio loro, quando tornano a casa la sera, quando si tolgono la cravatta, quando chiudono i libri e finiscono di sparecchiare la tavola, accendono il computer. E mentre tanti altri si accontentano di sedersi sul divano e guardare la televisione, loro "fanno" la televisione.
Quello delle micro TV nate sul web è un fenomeno in crescente espansione, che coinvolge realtà di tutti i tipi (aziende, istituti, scuole e singoli individui) e che apre lo spazio alla sperimentazione. Chiunque, con poche centinaia di euro può creare la propria micro tv nel tinello di casa, e avere successo. Questo è il tema di 'TV fai-da-te: Piccole storie di micro WebTv con consigli pratici per realizzarne una' il libro che esplora i meandri dell'informazione - e dell'intrattenimento - fatto in casa. L'autore, Giampaolo Colletti, è uno dei massimi esperti italiani di tendenze web e un attento osservatore del fenomeno web tv, che ha peraltro contribuito a creare. Le sue indagini, pubblicate sull'inserto tecnologia del Sole24Ore Nova24, sono ora raccolte in un libro a metà tra il case-history e il manuale. Ovvero: storie di successi e consigli per avere successo.
'TV fai-da-web' sarà presentato a Pescara venerdì 12 marzo presso la Libreria Edison di via Carducci. Parteciperanno tutte le micro web tv abruzzesi e i videoblog (che racconteranno il post-terremoto dal punto di vista digitale), insieme al Sindaco de L'Aquila Massimo Cialente, Maria Rosaria La Morgia (TF3) e Giuseppe Caporale (La Repubblica). Secondo appuntamento a Roma martedì 16 marzo alle ore 18.30 presso la Libreria Feltrinelli di via Orlando. Interverranno Carlo Freccero, Tommaso Tessarlo (Current), Luigi Perissich (Confindustria) e Pietro Gaffuri (Rainet) e modererà l'incontro Irene Pivetti.
GAY.tv ha intervistato l'autore di 'TV-fai-da-web', Giampaolo Colletti.
Facciamo quelli semplici, bravi e ordinati. Cominciamo dall’inizio. Di cosa ti occupi?
Mi occupo di videopartecipazione in rete. In parole povere del mondo delle web tv, da quelle aziendali a quelle create dai cittadini videomaker per passione. Perchè oggi online tra le pieghe della rete ci sono centinaia di altre tv, lontane dalla cultura generalista e vicine al vissuto della gente. Le racconto sul Sole24Ore nell'inserto sulle nuove tecnologie Nòva24. E da qualche settimana anche nel mio libro “TV fai-da-web”, edito da Sole24Ore con la prefazione di Carlo Freccero e la postfazione di Luca De Biase.
Cos’è una micro tv?
E' la tv sottocasa, che racconta le storie quotidiane. Le miicro web tv sono canali digitali creati da insospettabili cittadini che – smessi i panni di professionisti, studenti o pensionati – indossano quelli di appassionati videomaker e accendono canali tv online. Raccontano le proprie terre, denunciano ciò che non va, documentano eventi, talvolta ammiccano alla telecamera, ma in fondo hanno una missione. Che fa rima con passione. Videoraccontare il proprio paese. Spesso con pochi spiccioli per comprare strumentazioni tecnologiche rigorosamente digitali ma a basso costo.
Sono tendenzialmente più media di servizio che di entertainment?
Il gruppo più numeroso è quello che fa informazione. Spesso con coraggio, perchè combattono quotidianamente la piaga del digital divide. Penso aI giovanissimi di Michelino TV di Besozzo nel varesotto, che vanno ad uploadare i filmati nel paesello vicino. O quelli di Insu^TV che veicolano il palinsesto con i volantini sparsi nei vicoli di Spaccanapoli. Però certamente le micro web tv che fanno numeri interessanti sono quelle legate alle community specifiche, dagli sport alla musica fino ad apporodare alla cucina, agli hobby e al tempo libero. Intercettano micro-cosmi molto “verticali”. Ed è per questo che fanno presa.
Ti va di segnalare qualche caso di particolare successo di cui parli nel tuo libro?
Nel libro racconto come ognuno di noi può mettere in piedi con poche centinaia di euro una tv in casa, creando anche un palinsesto seriale. Qualche esempio? Oggi la tv attecchisce ovunque. Sono gli stessi carcerati a farla nella struttura detentiva piemontese di Saluzzo, ma si fa tv anche tra le corsie di alcuni ospedali, in testa il San Raffaele. La web tv è accesa dagli scienziati del CNR e ricercatori dell'Enea, dagli operatori della Protezione Civile, dai partiti e movimenti dei consumatori.E poi c'è l'esercito delle mille micro web tv italiane. A Senigallia un’associazione di diversamente abili scende in strada per videodenunciare le barriere architettoniche della città. A Reggio Emilia un videocitofono funge da megafono dei problemi della collettività. A Pordenone si denunciano i mancati lavori di un tratto autostradale. In Romagna la cesenate Tele-osservanza trasmette funzioni religiose. E ancora a Roma Monti Tv mostra il rione alle spalle del Colosseo, ricco di botteghe artigiane. In Sicilia Telestrada dà voce ai senza fissa dimora, raccontando la loro quotidianità.
Quali sono i mercati che stanno maggiormente recependo il concetto di brand entertainment attraverso le web tv?
Tutti e quasi indistintamente. Però c'è chi investe (e ci crede) di più. Penso ai brand di servizio, quelli che misurano il successo dell'azienda in base alla soddisfazione del cliente: turismo, le imprese di telefonia mobile e virtuale. Ma anche le banche e i circuiti finanziari e assicurativi puntano sulle web tv, interne o esterne all'azienda. Anche perchè fare tv (anche nell'impresa) è facile e non troppo oneroso. Pensa che meno di dieci anni fa Dick Ernery, Amministratore Delegato del network americano UKTV sosteneva: «La web tv? E' come fare sesso all'aria aperta. Un'idea eccitante ma non sempre praticabile». Correva l'anno 2001. Oggi è tutta un'altra storia.
Il media si sta sempre di più avvicinando ai connotati dell’individuo. Quel che un tempo era un mezzo in grado di abbattere tempi e distanze comunicative, oggi pare quasi essere incollato alla mente, e al corpo!, del singolo individuo. E giacché gli individui sono tantissimi, è in atto una polverizzazione dei media. Il media di massa scomparirà?
Il futuro è gia' nel micro. Il media di massa tenderà a diminuire la sua presa. Ad ognuno la sua tv, con buona pace anche degli investotiri pubblicitari e dei parrucconi che cxi portiamo dietrno nel nostro paese, tutti tesserati e appartenenti al carrozzone della cultjura mass market, generalista, di tutti e di più.
L’avanzata dei blog, dei vlog. L’onda anomale (e anonima) dei social network. I micro media come le “tv fai da web”. Lo schiacciamento verso il basso, il superficiale abuso della parola “democratizzazione”. In verità, se mi permetti, io credo che tutto ciò condurrà ad un aumento di potere degli oligopoli mediatici. I forti saranno sempre più forti, i piccoli si accontenteranno di poter dire la propria nel ristretto circolo di amici e amiche, si accontenteranno del proprio protagonismo dal basso, come lo definisci tu sul tuo sito personale Giampaolocolletti.com. Non è un bello scenario, altro che democratizzazione.
Ma in fondo questo protagonsitmo dal basso è il segno di una lenta e silenziosa rivoluzione che cova nel sottobosco della rete. E' la forza vitale di Internet. Un notissimo pubblicitario americano sostiene che i micro-trends sono gia' destinati ad alterare i macro fenomeni, quelli economici e sociali. E' gia' così. Il micro scardina il macro, e lo farà sempre di più. E poi evitiamo facili conclusioni: i piccoli non parlano solo ad amici e parenti, arrivano in modo efficace agli italiani all'estero, per esempio: Orso TV, Torano tv e Pierodasaronno ricevono centinaia di segnalazioni dai nostri connazionali sparsi tra l'America e Brasile.
Non si può sempre ricorrere al concetto di “class action”, di mettere cioè insieme tanti piccoli per protestare contro un grande. La class action arriva comunque sempre come una riparazione al danno già consumatosi. Con la scomparsa dell’editore medio sono a rischio il pluralismo dell’offerta, che sia di informazione, di intrattenimento o di servizio. Laddove l’offerta, se polverizzata, diventa non fruibile e quindi debole, facilitando i pochi in grado di raggiungere grandi audience: altro che nicchie, qui ci saranno solo giganti e microscopici cittadini tendenzialmente autoreferenziali.
Ma non esisteranno più le grandi audience, tutto si sta polverizzando, il grande resterà tale solo se imparerà a dialogare col piccolo. Ma il dialogo deve presupporre ascolto, un mantra della cultura 2.0.
Cosa deve fare secondo te, oggi, un editore medio?
Deve consorziarsi, creare sinergie col territorio, puntare all'informazione locale, chè è il futuro perchè del globale ci stiamo stancando. Raccontami: sai più degli ultimi fatti di cronaca estera o del vicino di casa che ha vinto al gratta e vinci? Il tuo interesse è per il tuo quartiere, la tua comunità, le tue radici. Poi – ed è questa la straordinaria forza – se sei all'estero e hai voglia di essere informato sulla tua terra natale, accendi Internet e ti colleghi ad una delle oltre 250 micro web tv presenti in Italia. Da www.altratv.tv, il progetto intruniversitario che ho messo in piedi nel 2004 – puoi navigare tutte le web tv italiane.
I micro media secondo te possono aiutare le battaglie per i diritti civili? Come?
La rete si moltiplica della sultura della diversità, eccezion fatta per qualche squilibrato. Ecco allora che i micro media daranno spazio e valore alle differenze. Anzi: è proprio titpico della cultura micro l'attenzione a tutte le pieghe della società. Mentre i blasonati tg nazionali si occupavano di immigrazione, una delle micro web tv – la bolognese Crossing TV, un canale sulla multiculturalità – dava spazio ai giovani immigrati di seconda generazione. Ecco, la forza è raccontare i diritti civili senza mediazione, dalla viva voce dei protagonisti.
Rispetto allo sdoganamento della questione omosessuale, che fino a dieci anni fa era un non-tema e che oggi è uno dei dibattiti più continui e presenti sulla scena politica e culturale, c’è stata a tuo avviso un’azione positiva dei media, di internet e quindi dei micro media?
In mancanza di una classe politica attiva su questi temi, ecco che la rete ha preso il sopravvento. Ha determinare lo sdoganamento di questi temi c'è – a mio avviso – la diffusione massiccia dei social network, trasversali ai target, veloci nei messaggi, orizzontali nella comunicazione anche autoprodotta. Molto si deve a loro.
Com’è la giornata tipo di Giampaolo Colletti?
Faccio una vita molto tranquilla. Da Milano – dove ho vissuto sette anni - sono approdato in Romagna. Qui vivo da tre anni in un paesello di poche anime, dove non arriva la banda larga. Questo lo dico perchè ho un rispetto immenso e grande stima verso tutti coloro che – nonostante le difficoltà di connessione (in Italia sono 6 milioni gli italiani che non sono raggiunti da banda larga) – decidono di videoraccontare in rete territori, condomini, quartieri.
Parlaci di quel matto da noi tutti amato di Carlo Freccero, raccontaci cose di lui!
E' geniale, incomprensibile, straordinario, anticonvenzionale. Nel libro sostiene come la micro web tv possa candidarsi a diventare lo spazio del pensiero critico. Non male per uno che ha nasato tutte le trasformazioni del tubo catodico!
Grazie per questa intervista, alla prossima.
Giuliano Federico
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