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Se non accetti i gay non puoi fare il consulente scolastico

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Se non accetti i gay non puoi fare il consulente scolastico

Non puoi prendere una laurea su come accompagnare i ragazzi nei momenti delicati della loro vita se sei la prima a non accettare le differenze altrui.

MARCELLO_SIGNOREdi MARCELLO_SIGNORE
28 Luglio 2010

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Dove finisce la libertà di culto, e dove inizia la libertà d'educazione è un confine troppo labile e dato troppo per scontato. Non c'è nessun test d'ammissione per la facoltà dell'odio. Tantissimi insegnanti, educatori, vicini di casa, macellai, impiegati delle poste, medici, infermieri, ne sono matricole.

 

IL CASO
IN RISPOSTA A


COSTRETTA AD ACCETTARE I GAY FA CAUSA ALL'UNIVERISTA, di Redazione
"Una studentessa dell'Augusta State University ha citato in giudizio la sua univeristà. L'avrebbero costretta ad accettare l'omosessualità per ottenere la laurea." [LEGGI >>]
IL DIRITTO DI NON ACCETTARE I GAY E' SACROSANTO, di Francesca Tognetti
" I gay sono peccatori, i gay sono sbagliati. E allora non solo non condividiamo, ma non accettiamo. E legittimiamo un'imposizione: se non cambi idea, non ti laurei" [LEGGI >>]

 

La verità è che l'odio, di qualsiasi genere, è così insidioso che si insidia dappertutto, come l'olio. L'insegnante di nostro figlio crede che gli ebrei siano una razza inferiore? Il nostro dottore si rifiuta -come si faceva- di curare una persona di colore? Il funzionario del comune sputa addosso all'immigrato? Atti d'odio che nessuno può prevedere.

Ma se lo stesso dottore, più volte, avesse detto durante il tirocinio che gli sporchi negri non vanno curati? Se lo stesso insegnante, durante un corso, avesse sostenuto che gli ebrei assassini di Cristo sono inferiori alla razza ariana? Se lo stesso funzionario, più volte, avesse inneggiato contro gli immigrati? Sarebbero diventati questi un dottore, un insegnante e un funzionario?

 



. Perché la linea di separazione fra l'odio e la libertà è talmente sottile che spesso si confonde. E la matrice di quest'odio per Jennifer è il suo credo: la sua fede cattocristiana. Vuole diventare una consulente scolastica, che in America è quella figura che si occupa di guidare durante l'adolescenza i ragazzi delle scuole medie e superiori. Una guida, un modello di riferimento, un caposaldo. Jennifer frequenta una scuola pubblica americana, laica. E' stata Jennifer a scegliere quella scuola. La stessa scuola che ha cercato di farle seguire un percorso d'accettazione sulle diversità, che ha cercato di educarla, di offrirle un percorso di crescita formativo. Ha cercato di farle capire che, nonostante esista il suo credo, l'odio non è la strada giusta per essere una buona consulente scolastica.

Probabilmente, se Jennifer fosse stata in silenzio ad ascoltare, se fosse stata una brava ipocrita, si sarebbe laureata. Sarebbe entrata nel mondo dell'istruzione e avrebbe lavorato con tantissimi giovani americani. Gli stessi giovani che un giorno, avrebbero fatto il futuro del Paese; che avrebbero votato leggi e riforme, che avrebbero fatto la storia americana del XXII secolo.

E in quel momento, nel momento chiave della loro crescita, Jennifer avrebbe trasmesso loro il suo credo, le posizioni sue e della sua fede sulle altre religioni, sull'omosessualità, sulla fecondazione in vitro, sull'aborto, sull'omogenitorialità, sulle cellule staminali, sul sesso prima del matrimonio, sulla contraccezione.

Avrebbe piantato il seme dell'odio nelle loro coscienze. Li avrebbe educati all'odio. Se Jennifer si fosse laureata all'Augusta State University della Georgia, probabilmente una scuola non a conoscenza della sua "fede" l'avrebbe assunta, appunto, come consulente scolastica. Qualche scuola l'avrebbe assunta forse proprio per le sue convinzioni. La sua università, in tutta coscienza, non ha ritenuto opportuno che una persona come Jennifer dovesse laurearsi e fare la consulente scolastica. Come una qualsiasi scuola medica, non avrebbe fatto laureare un medico razzista, o un insegnante antisemita, o un funzionario xenofobo.

Chiunque è libero di credere in quello che vuole, è questo che dice il Primo Emendamento che Jennifer contesta. Il medico che i suoi pazienti "sporchi negri" valgano meno di quelli bianchi, l'insegnante che i suoi studenti "assassini ebrei" valgano meno di quelli ariani e il funzionario che gli extracomunitari valgano meno dei suoi cittadini. E' triste, ma è così.

 

Nessuno ha chiesto a Jennifer di non credere più nel suo Dio, o di non credere più che l'omosessualità sia una scelta e non una condizione di natura. Qualcuno ha semplicemente detto a Jennifer che, per una consulente scolastica, l'odio non era nel programma di studi. E lei se l'è presa.

L'educazione ci salverà da questo grande male che si chiama cristianesimo.

 

Marcello Signore

 

 

commenti

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12 di 30 commenti

  • gredase

    02 Agosto 2010 - ore 23:52

    translator come vedi la corte suprema americana, che non è cattolica, dice molto peggio di quel che dico io ammettendo l'esistenza di università razziste. la sentenza è citata, poco spazio alle tue illusorie opinioni. in secondo luogo ripeto: o tu non promuovi la rgazza ad un esam e allora non si laurea oppure non puoi impedire la alurea di una persona che ha compiuto tutto l'iter per laurearsi soprattutto se non si ammete di vivere in uno Stato che ha una etica ufficiale molto simile ad una religione di stato o allo stato etico fascista. gli stati liberali non ammettono che la libertà di coscienza sia compressa fino a sparire soprattutto se tle libertà non produce danni verso nessuno. per il resto se tu avessi letto ho espresso perplessità sul possibile impiego di questa ragaza in una scuola pubblica -essendo le scuole private religiose garantite dal I emendamento come risulta ben chiaro dalla pronuncia BOB JONES UNIVERSITY V. UNITED STATES della Corte suprema americana e non della sacra rota-. i principi del liberalismo non ammettono la sostituzione del pluralismo religioso con unamorale pubblica di stato.

    • Translator1968

      02 Agosto 2010 - ore 13:17

      Non riuscirete mai a convincere il cattolico omofobo antiliberale di Gredase che non si tratta di una libertà di opinione quella di violare la libertà degli altri predicando contro di essi la discriminazione per legge, l'odio, l'ingiuria, le falsità creazioniste e la morale dei cattolici. E' un principio che i cattolici italiani e non, non accetteranno mail. La libertà di espressione come tutte le libertà, inclusa quella religiosa, sono tali se non violano le libertà degli altri cittadini. E non è una Corte un organo o altro a deciderlo: è il criterio fondante di tutte le democrazie liberali. Ma per Gredase questo non è accettabile come per tutti i cattolici. Punto.

      • gredase

        30 Luglio 2010 - ore 11:56

        merda, ma le parole in inglese non compaiono? devo citare quel cavolo di sentenza della Corte suprema degli stati uniti!! tradurrò: "il disposto del primo emendamento costituisce una PROIBIZIONE ASSOLUTA contro la regolamentazione statale delle convinzioni religiose" e "fornisce una protezine di fatto CONTRO il comportamento approvato dalla LEGGE e radicato nel credo religioso" cioè il credo religioso può, in certi casi, derogar la legge degli stati uniti in base al primo emendamento dell costituzione americana.

        • gredase

          30 Luglio 2010 - ore 11:31

          1------------ CON QUESTO RISPONDO ANCHE A COLORO CHE DICONO CHE IN AMERICA IL RAZZISMO è PUNITO E COSE SIMILI. elraton, non sto dicendo che deve o può insegnare, in un scuola PUBBLICA, che essere omosessuale è peccato - a meno che non insegni religione cattolica perchè a quel punto insegnerebbe la dottrina di una religione -. però il fatto che in una scuola pubblica io non possa laurearmi per le mie convinzioni religiose mi pare una boiata. qua non si parla del fatto che lei non ha superato un esame perchè ha risposto che i gay sono peccatori, si parla di un'altra cosa. ovvero che superati gli esami e dato che lei aveva una certa idea hanno inventato un corso apposito per lei -o altri come lei- per farle il "lavaggio del cervello" e non credo che questo modo di intervenire sulle coscienze possa essere tollerato. è il modo che hanno usato che è fortemente lesivo dei diritti della persona e, almeno a una vista superficiale, lesivo del primo emendamento. un'ultima cosa: negli anni '80 la Corte suprema americana nella sentenza "bob jones university v. united states" cito:

          • Only

            30 Luglio 2010 - ore 11:30

            esatto elraton!

            • gredase

              30 Luglio 2010 - ore 11:29

              2----------------"il caso riguarda una università confessionale la quale, in osservanza dei comandamenti religiosi della propria confessione, prevedeva requisiti razzisti per l'ammissione di studenti. che possa farlo è fuori discussione giacchè, dice la Corte, e " quello che non può chiedere l'università, secondo detta sentenza, è l'esenzione dalle tasse. la non esenzione dal pagamento delle tasse sarebbe giustificato dalla difesa dello Stato da regole ritenute socialmente dannose. la corte risolve la questione sulla base di un principio di interesse prevalente per cui, se si possono istituire università razziste, non si può chiedere che vengano finanziate pubblicamente dato che il razzismo è dannoso per lo Stato. Cito di nuovo: "l'interesse statuale allo sradicamento del razzismo in campo educativo; e quindi da giustificare NON un totale impedimento, alla LIBERTà RELIGIOSA però sì la sua limitazione consistente nel diniego di vantaggi economici di diritto comune, essendo questo lo utilizzabile dal governo nel perseguimento di quel fondamentale e prevalente interesse civile" citazioni da "il fenomeno religioso nei sistei giuridici extraeuropei" Francesco Onida in “religioni e sistemi giuridici”. non so se successive sentenze hanno modificato tale orientamento. tuttavia se una università può vietare ai neri di iscriversi col solo "danno", essendo una università confessionale "caritatevole" e quindi esente da tasse, di dover pagare le tasse io credo che si possa dire che vietare ad una persona di avere una certa fede non è ammissibile in una università pubblica almeno fino a quando quella fede, e quella persona, non abbiano danneggiato qualcuno ovvero fino a quando dalla opinione non si sia passati ai fatti.

              • gredase

                30 Luglio 2010 - ore 11:44

                non ho capito perchè non è omparso nel commento qua sopra cmq * "giacchè, dice la Corte, e ". p.s. aggiungo ch se posso dare agli impiegati pubblici dei fannulloni, istigando all'odio verso al categoria, se posso dare ai commenrcaiti degli evasori, incitando ad odiare la categoria, se posso dare ai banchieri dell'usuraio legalizzato, se posso dire che i notai, i giudici, i politici etc etc sono caste, incitando all'odio nei loro confronti non capisco perchè non posso dire che i gay sono peccatori.

              • elratonrubio

                30 Luglio 2010 - ore 19:28

                Gredase, continua a sfuggirti il concetto di fondo. Non si tratta di vietare o meno un'opinione, ma di stabilire questo: se la tua fede e convinzione è contraria a ciò che un insegnamento richiede per poter conseguire una laurea, e poter di conseguenza svolgere una professione che ha degli effetti sulla società, non vedo su quale base uno possa conseguire quella laurea e, di conseguenza, svolgere quella professione. Metti che io sia un adepto dell'ENEL, e sia intimamente, radicalmente convinto che tutti i disturbi fisici si possono eliminare tramite una scossa elettrica. Mi iscrivo a medicina, e mi rifiuto di accettare l'insegnamento per cui la corrente elettrica può uccidere una persona, e di conseguenza l'ateneo rifiuta di conferirmi la laurea perché mi manca un esame. Chi dei due ha ragione? Inoltre: il credo religioso può derogare la legge degli Stati Uniti in base al primo emendamento. Vero, ma il credo religioso, nel momento in cui diventa socialmente pericoloso, non può più derogare alcunché. Diventa una lesione all'altrui libertà di essere e di esprimere sé stesso. E allora, quale principio ha più valore, il diritto naturale all'esistenza, o il diritto ad avere una fede religiosa?

              • gredase

                31 Luglio 2010 - ore 13:13

                elraton ma io lo capisco questo. tuttvia se io non faccio parola di qeusta cosa agli esami o, facendola, vengo ugualemnte ritenuto idoneo a superarlo poi l'univerrstià NON PUò chiedermi di fare un corso invetato appositamente per me contro le mie convinzioni. se poi è possibile CREARE SCUOLE RAZZISTE o scuole omofobe in base a principi religiosi, come risulta alla sentenza riportata, allora mi pare il minimo che esistano persone con convinzioni tali da potervi insegnare. insomma lo Stato non può impedire d avere certe idee. non vieta l'omeopatia che è una medicina antiscientifica -nel senso classico di scienza- nè vietò la cura di bella per il cancro nonostante fossero cose nocive. insomma lo Stato NON HA il diritto di impedire il pensiero e la spinta religiosa. del resto uno stato che mmette i REFERENDUM contro i matrimoni gay come fa a sostenere che è inidoneo ad insegnare chi è contrario a tali matrimoni? non ti sembra contraddittorio dire che tu uoi annullare il diritto di una coppia a sposarsi ma che quel tuo stesso diritto ti preclude di lavorare? a me tutto sommato sembra così.

            • gredase

              29 Luglio 2010 - ore 21:34

              elraton... se la verità non è conoscibile anche il concetto di bene o male è inconoscibile per cui lo Stato non può iporre il suo concetto di male imponendo a qualcuno di avere "fede" nella "normalità" dei gay. in effetti lo Stto imporrebbe una sorta di religione pubblica contrapposta alla religione delle chiese e questo non uò farlo. nn a caso la ragazza di appella al divieto di establishment del primo emendamento. Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances. il punto è che imporre a qualcuno di non esrimere il dissenzo a certe impostazioni di vita è violare la Costituzione americana.

              • elratonrubio

                30 Luglio 2010 - ore 01:46

                Eh no, qui casca l'asino. Lo stato non impone alcuna verità, bensì impone che la libertà di un individuo non vada a ledere la libertà di altri individui, specie se gli uni sono maggioranza e gli altri minoranza. Non si tratta di vietare un'espressione di un pensiero, ma di vietare un'istigazione all'odio, alla discriminazione, in sostanza all'annichilimento dell'altro. Se fossi un necrofilo accanito, e credessi fermamente in ciò che faccio perché è la mia fede, mi sarebbe forse concesso d'istigare la gente al suicidio? Proprio negli Stati Uniti, è vietato istigare all'odio razziale, e non è più consentito insegnare che i bianchi sono una razza superiore ai neri. Perché dovrebbe essere consentito a questa tizia di insegnare che essere gay è sbagliato, impuro e diabolico? Il libero esercizio della fede non include certo l'uso della fede a fini discriminatori, o sì?

              • Juniperus

                03 Agosto 2010 - ore 00:09

                Esatto! Chi ha una determinata opinione può averla, ma deve tenersela per sè: la figura del "consulente scolastico" affianca i ragazzi in un'età in cui stanno2assorbendo dall'esterno" un sacco di informazioni per capire com'è il mondo, come comportarsi in esso, cosa è giusto, cosa sbagliato...In più certi adolescenti sono soli, e questo li porta inevitabilmente a legarsi a quelle poche persone di cui sentono di potersi fidare (come, appunto, 'sto comsulente). Questo fa sì che queste persone "assorbano" come una spugna ciò che le figure di riferimento trasmettono loro. Per cui, un Consulente Scol. omofoba trasmetterà per forza di cosa l'omofobia ai suoi giovani studenti. E' un educatore, come un genitore, quasi, e deve dare esempi, incoraggiamenti, consigli, eccetera...Senza contare che comunque, chiunque sia psicologo, psichiatra, o che abbia a che fare con altri umani, indipendentemente dal ruolo che ha il suo lavoro verso questi, NON PUO' GIUDICARE. E se a 'sta consulente gli capita un ragazzino in crisi perchè si è scoperto omox, ma non lo accetta, i suoi lo respingono, gli amici lo deridono eccetera e si rifugia da lei? Cosa gli succede? Si suicida?

            • elratonrubio

              29 Luglio 2010 - ore 18:59

              Oh, be', questo mi piace di più. Ma non ci siamo ancora, secondo me. Ne parlavo giusto oggi con il mio collega/direttore, e si conveniva sul fatto che qui non bisogna contestare tanto il merito delle questioni, quanto la forma in sé. Un fedele, di qualunque religione, parte da un presupposto e con una mentalità per cui egli conosce la Verità, ed è suo obbligo di fede diffonderla e imporla. Tale obbligo dà luogo agli episodi e ai comportamenti che ben conosciamo, a partire dalle impicagioni dei gay in Iran per arrivare alla crociata contro la fecondazione in vitro, o al caso di questa studentessa. Signori, qui non è in gioco una questione di libertà d'opinione. No, qui c'è in gioco molto di più: la definizione del concetto di libertà e di autodeterminazione della persona. Chi crede DEVE - o dovrebbe - per la sua stessa fede imporre la sua Verità al prossimo, perché altrimenti verrebbe meno il sistema logico cui la sua stessa fede appartiene. Però qui si aprono due problemi. Il primo, di ordine strettamente oggettivo, è che la verità non esiste, o meglio, non esistono delle Verità rivelate o rivelabili. Esiste un'oggettività che si può descrivere, una realtà che si può osservare, ma il termine verità è più vuoto dello spazio intergalattico. Il secondo è un problema di impostazione morale: poiché una fede come quella cristiana impone ai suoi adepti di diffondere sé stessa, chi la pratica ha l'obbligo morale di diffondere idee che sono socialmente pericolose, accanto ad altre che invece sono assolutamente ottime. Ora, come si può definire "libertà" il permesso di diffondere odio? di nuocere al prossimo? di ergersi a giudice supremo della vita altrui sulla base di una verità inesistente in cui è obbligatorio credere ciecamente? E soprattutto, come si può definire libertà il permesso di trasmettere alle nuove generazioni un tale fardello di veleni intelletuali?

              • 20cm

                29 Luglio 2010 - ore 18:19

                Si ma i poemi non servono a nulla. Perchè non scrivete in parole povere il vostro reale pensiero? Con tante parole non si è mai risolto nulla, mi pare.

                • gredase

                  29 Luglio 2010 - ore 17:03

                  bah, molto più sensanto il discorso della Tognetti anche. il punto è che se svolgi una funzione che dovrebbe avere una utilità pubblica non uoi sostituire quelli che sono i valori "pubblici" con quelli che indirizzano la tua vita "privata". il tuo diritto alla libertà di religione e opinione è sacrosanto, tuttavia non puoi pretendere che la vita pubblica si basi sulle tue convinzioni per cui se svolgerai un lavoro in una scuola pubblica dovrai attenerti ai valori pubblici anche diversi dai tuoi personali. se lavori in una organizzazione di tendenza devi adeguarti ai valori di quella orgnanizzazione. non credo che in un posto pubblico di consulente scolastico sia ammissibile parlare male dei gay. sinceramente non credo che tu svolga bene il tuo lavoro se, invece di risolvere i problemi, li complichi e, in questo senso, non saresti idoneo a lavorare. però una università non può INVENTARSI UN CORSO AD HOC per "punire" una studentessa che ha superato tutti gli esami solo perchè ha valori morali diversi da quelli dell'università medesima. non si può certo pretendere che esista una morale pubblica e un'etica dello Stato.

                  • peyote87MI

                    29 Luglio 2010 - ore 16:36

                    la giusta risposta a Jennifer.

                    • stephan84

                      29 Luglio 2010 - ore 13:32

                      mmm. ci sono alcuni diritti che vanno considerati inalienabili. Uno puo considerare peccato cio che vuole ma è un discorso personale che non puo trovare posto nell'educazione che viene impartita agli altri; puo considerare gli ebrei colpevoli di deicidio o i neri dei sottosviluppati ma se questo genera odio verso un gruppo non ci si puo trincerare dietro alla liberta di pensiero. Anche le libertà hanno dei paletti, e quei paletti sono quelli che consetono alcuni dei diritti fondamentali (non le decine di diritti che compaiono oggi) come il rispetto per la dignità della persona, messa a dura prova da affermazioni razziste o xenofobe.

                      • Juniperus

                        03 Agosto 2010 - ore 00:15

                        ESATTAMENTE