GENDERBENDER? UNO SPOT LO FA INTUIRE IN SOLI `30 SECONDI - GAY.tv

GENDERBENDER? UNO SPOT LO FA INTUIRE IN SOLI `30 SECONDI

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GENDERBENDER? UNO SPOT LO FA INTUIRE IN SOLI `30 SECONDI

L`ultimo "spot" del "Campari Red Passion" è semplicemente perfetto per suffragare con le immagini il concetto di "Genderbender"

GAY.tv 1.0di GAY.tv 1.0
28 Aprile 2004

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Se soltanto 15 anni fa, in Italia, provavi a dire “transgender” nessuno avrebbe capito. Nessuno anche fra gay e lesbiche smaliziate che non avessero avuto accesso alle letture americane del movimento LGBT. Oggi questa parola è entrata persino nel “nazional popolare” di un “Porta a Porta” con ospite Vladimir Luxuria.
Fu per merito della precursora Helena Velena (vedi il libro “Dal Transgender al Cybercore”) che questa parola venne finalmente importata in Italia. Mera esterofilia? Certo che no! Il transgender, al contrario dell'italiano termine “transessuale”, indica un “pensiero” oltre che una condizione. Il pensiero che i “gender” (o i “generi” per far contenta la Mussolini che per ovvie ragioni ideologiche non ama le parole provenienti dalla “terra di Albione” o dagli USA) non sono due, ma un continuum infinito ai cui estremi vi è lo stereotipo culturale di “femminile” e di “maschile.
Inoltre il termine “Transgender” meglio di “Transessuale” descrive la condizione della transizione che non è e non può essere – allo stato attuale delle conoscenze – di sesso, ma di genere.







Il “sesso” è quindi legato ai cromosomi, ai genitali, agli organi riproduttivi.
Il “genere” invece è legato all'identità percepita di sé in quanto maschio o femmina (o intermedio) a livello psicologico. Recenti studi sposterebbero peraltro questo inquadramento da meramente psicologico a cerebrale e forse genetico.
Se quindi la differenza di “sesso” la si legge nei genitali (con le eccezioni delle persone intersessuate), la differenza di genere si legge nella psiche e, sembra ormai certo, nel cervello che risulta essere l'organo più differenziato fra “uomini” e donne” (e quindi non necessariamente coerenti con i reciproci sessi genitali).
Affinché la parola “transgender” entrasse anche in Italia, “ufficialmente” nel linguaggio del “movimento” ed in quello comune, ci è voluto quasi una decina d'anni. La sigla GLBT fino a pochi anni fa aveva nella “T” l'indicazione di “transessuale”. Per qualche anno si è passati ad una sorta di GLBTT dove le due “T” stavano per “transessuale e transgender” e solo da pochi anni i Pride sono ufficialmente solo - per la componente “T” - Transgender.







 
Se Helena ha introdotto in italia il suddetto termine, io ho cercato di introdurre almeno due “nuove” parole, peraltro tutte italiane: transfobia e genderismo. Se oggi “transfobia” lo si usa abbastanza spesso, genderismo è ancora parola “ostica” ai più. In ogni caso ancora oggi “transfobia” per molte e molti sembra avere lo stesso significato di “omofobia”, spostato su chi è trans, e “genderismo” una copia di “sessismo”. In realtà non è così in entrambi i casi e avremo modo di parlarne in un prossimo appuntamento su queste pagine.
Infine da qualche anno, anche se ancora nelle “piccole comunità” GLBT ed in particolar modo “queer”, inizia a circolare il termine “Genderbender”. Questa parola è davvero difficile da tradurre efficacemente in Italiano, sia come "traduzione letterale", sia come concetto.
Di certo se il transgender poco piace a quelle/i "transessuali" che descrivono la propria realtà come quella di "uomini intrappolati in corpi di donna" o di "donne intrappolate in corpi di uomini" perché sovverte il "dualismo" maschio/femmina a cui la/il transessuale del tipo citato, tiene tantissimo, il Genderbender è concetto totalmente estraneo a questo genere di persona.







Se il "transessualismo" semplicemente inverte ma non sovverte il dualismo maschio/femmina, se il "transgender" lo sovverte nella "chiave" della persona "two spirits", ovvero che contiene in sè anche parti del "sesso di origine", il "genderbender" semplicemente mischia le carte in tavola e distrugge alle fondamenta il concetto anche di un "gender" fisso, stabile.
Quando accade che un'agenzia pubblicitaria ha fra i suoi “creativi” degli artisti capaci con poche immagini di “raccontare un concetto”, difficile da spiegare in poche parole, spesso lo stesso spot diventa il modo più semplice – non per spiegare – ma per far introiettare l'idea che lo stesso messaggio sottende, in una sorta di comunicazione sottotraccia.
L'ultimo “spot” del “Campari Red Passion” è semplicemente perfetto per suffragare con le immagini il concetto di “Genderbender” che altrimenti avrebbe potuto solo avere traduzioni spigolose e poco chiare come “curvatura del Genere” o “allargamento del Genere”, o analoghi.







LE IMMAGINI E LA LORO LETTURA IN CHIAVE GENDERBENDER 








Lo spot si apre con un grande salone frequentato da molta gente. Sembra una “hall” di un grande e lussuoso albergo. Una figura femminile e longilinea, solitaria sale una grande scalinata interna al locale. L'ambientazione “lussuosa” sembra voler comunicare che quanto avverrà nella storia è comunque un messaggio che, in una delle chiavi interpretative possibili, possa essere pienamente compreso da una “elite”. La ricchezza dell'ambientazione simula il “capitalismo liberal”, più attento ai movimenti culturali e le sue novità.







Al bancone del bar, la sinuosa forma che si allontana da tutti non sfugge ad un uomo dai tratti orientaleggianti. Il suo sguardo ha l'intensità tipica del "maschio" che intravede la preda. L'uomo non ha un aspetto macho ma il suo sguardo è totalmente concentrato sull'oggetto del suo desiderio. In quel momento sa che deve prendere un'iniziativa se non vuole perdersi l'oggetto del suo "incanto".







La decisione è presa: si allontana dal bancone e decide di seguire la donna che l'ha colpito. In questa sequenza inizia la recitazione dello "stereotipo" del "maschio cacciatore" moderno. Lo sguardo è fisso, apparentemente duro, ma la sensazione è che lo si voglia rendere più che altro enigmatico.







Mentre la donna si allontana e si accorge di essere seguita, per un attimo si volta. Anche questo fatto è assolutamente stereotipato secondo i canoni del corteggiamento. L'uomo che prende l'iniziativa e la donna che "fugge" ma si volta per un attimo come a far capire... In tempi antichi avrebbe potuto far cadere un fazzoletto per dare il segnale di "via libera" all'uomo che la segue.







Non è infatti casuale che la donna entri in una stanza isolata, dove non c'è nessuno. Il suo passo ha iniziato a rallentare e l'uomo sembra sempre più coinvolto nella "rincorsa", dopo aver ricevuto quello sguardo che gli fa capire d'essere gradito. 







Accortasi che l'uomo ormai l'ha raggiunta, la donna si ferma e si gira. L'uomo accecato dal desiderio non se ne accorge in tempo e fermandosi di colpo, all'ultimo momento, fa oscillare il bicchiera pieno di bevanda (rossa, e non è un caso) ed il cocktail si rovescia sul vestito della ragazza.






Il misfatto è compiuto... Il decoltèe della donna si è irrimediabilmente macchiato di rosso sangue. "Colpita" al petto... l'incidente a questo punto potrebbe creare l'imbarazzo e la scena proseguire secondo i canoni dell'abbordaggio tipico maschile. L'incidente rende l'uomo per un attimo impacciato per il danno causato. Tutta la costruzione del "clichè" del corteggiamento classico, sembra andare a rotoli. Un uomo che insegue una donna e che le rovescia la propria bevanda addosso inizia a spezzare il "gioco di ruolo" di genere di un inseguimento che sembra ormai andato male... 







Inizialmente lo sguardo di lei sembra confermare questa ipotesi e non far presagire niente di buono per la gaffe dell'uomo. Come stereotipo vuole, la donna a questo punto diventa spietata contro l'inseguitore che si dimostra imbranato. La figura del "maschio dominante" che insegue la preda sembra essere fallito miseramente, e per un attimo gli occhi di lei sembrano dimostrarlo. Nonostante la dolcezza dei suoi tratti lo sguardo è come una lama che sembra voler distruggere la magia che sembrava essersi creata. Così come schema culturale ha mille volte ripreso in film e fiction, la femmina è preda ma il cacciatore deve sapersi dimostrare "forte" e "sicuro di sé", altrimenti il "due di picche" è in agguato. Ma...


   




 ... ma improvvisamente la donna fa ciò che l'uomo non si aspetterebbe mai. Davanti a lui, si slega l'abito macchiato e...







ed arriva, del tutto inaspettata la sorpresa che sembra voler far virare di 180° la storia raccontata. Questa splendida donna, non ha seno e mostra un torace, seppur depilato, inequivocabilmente maschile. Il viso resta femminile, il corpo si svela come maschile. Salta l'equivalenza dell'apparire e dell'essere. L'uomo, seppur di spalle, per un attimo appare sconcertato dalla rivelazione. L'attesa per la reazione maschile è palpabile nello spot: ripudierà ciò che fino ad un attimo prima era il suo sogno erotico? Si lascerà andare e accetterà un rapporto che pur non essendo strettamente omosessuale, sicuramente etero non è?
E se non si tirerà indietro, che nome si potrà dare all'incontro sensuale di queste due persone? Escluse le definizioni strette di "omosessuale" ed "eterosessuale", quale nome potrebbe avere questo incontro? "Eterotransgender"?






Se lo spot si concludesse con questa immagine il messaggio che avrebbe lasciato, sarebbe stato quello dell'imbarazzo maschile di fronte alla sorpresa di trovarsi di fronte ad una persona che non è la donna che si aspettava, ma neppure la figura stereotipata del maschio. Il colpo di scena è stato giocato con abilità e sicuramente lo spot avrebbe avuto il suo "imprinting" transgender. Ma lo sguardo basso dell'uomo prelude ad una mossa a sorpresa...









... che presto "rivoluzionerà" l'atteggiamento dell'uomo. Lo sguardo si rialza e ritrova una intensità nuova. Profonda e diretta come all'inizio dello spot ma con un accenno quasi impercettibile di sorriso...
Cosa si cela nella sua mente? Quali le sue intenzioni?






Nella scena precedente a questo fotogramma, lui inizia lentamente ad aprirsi la camicia ed improvvisamente appare una stretta fasciatura elastica che ricopre il suo torace.
Questo genere di fasciature è l'unica arma delle persone transgender "Femmine Transizionanti Maschio" (FtM).
Benedizione e tortura di tutti i ragazzi FtM prima dell'intervento di mastectomia. Ma lo spot non si interessa all'ipotetico futuro. Fotografa una situazione e ciò che sta per diventare evidente è che i colpi di scena non sono finiti... 







Affinché la situazione sia chiara e chiarita a tutti gli spettatori, la regia sceglie un primo piano su queste - ai più ignote - fasciature che contraddistinguono la vita dei primi mesi (spesso anni) di ogni trans FtM.
La fasciatura inquadrata farebbe quindi pensare di trovarci di fronte ad un transgender FtM in piena regola... ma... le carte saranno ancora una volta rovesciate...  






Sapientemente la regia ci fa vedere ora la reazione della persona in abiti femminili che però non ha nulla di tipico delle trans che fanno la transizione. Niente seno, ad esempio, ma un trucco che nasconde una barba che si immagina comunque molto rada e che evidenzia la femminilità dei tratti del suo volto. E poi abiti e monili (gli orecchini) che non lasciano adito a dubbi sulla volontà di mostrarsi al femminile al mondo.
Per la prima volta sul volto di questa "lei" compare un addolcimento dello sguardo, una sorta di sorriso d'intesa, subentrato subito dopo la sorpresa ricevuta quando aveva pensato di essere "lei" a sorprendere "lui", mostrando il suo torace... I sessi a questo punto risultano totalmente invertiti rispetto a quello che lo spot faceva pensare, ma i generi che le due figure rappresentano restano tali, o ancora meglio, si muovono senza però arrivare alla re-inversione dei ruoli, dove chi era femmina diventa maschio e chi era maschio diventa femmina.
La seduzione ha rivoltato i sessi ma non le identità di genere dei protagonisti. 







Quindi i due personaggi decidono silenziosamente di svelarsi reciprocamente nel loro "Genderbender", ovvero nel loro vivere il "genere" come un'identità elastica e in movimento, dove l'espressione della femminilità non vuole nascondere la mascolinità fisica e l'espressione della mascolinità non vuole nascondere la femminilità fisica.
Il Genderbender si rappresenta in questa brevissima storia nella sua espressione più eclatante. Non è solo un gioco di apparenza e realtà, come una lettura superficiale potrebbe vedere. Il messaggio è più profondo: se maschi e femmine sono gruppi separati da una biologia, l'identità di uomo o di donna, non sono necessariamente coerenti con il proprio sesso...






Colui che era uomo affascinante ora è donna altrettanto affascinante: lo sguardo appare leggermente più dolce e soprattutto le labbra sono leggermente schiuse, in questo modo invertendo gli stereotipi. La donna con la bocca leggermente socchiusa appartiene allo stereotipo dell'immagine fotografica femminile che meglio mostra la sensualità delle labbra. Apparentemente il gioco sembra volgere al termine con un incontro eterosessuale mascherato, dove i soggetti alla fine si rivelano il reciproco "travestimento". Se così fosse il messaggio sarebbe stato un semplice "abbiamo giocato", ma alla fine tutto torna normale... Tutto nella logica binaria dei sessi e dei generi... 






Ma non vi è bacio, abbraccio, incontro fisico fra i due. Le figure resteranno immobili l'una di fronte all'altra come a rappresentare uno "specchio inverso" e non sarà rappresentato un seguito all'inseguimento amoroso dove all'inizio tutto era invertito e alla fine tutto tornava alla normalità.
Lo spot infatti terminerà con la scritta del prodotto che pubblicizza e con i due personaggi immobili a guardarsi. Non il sesso quindi ma proprio il "Genderbender" è la miglior chiave di lettura di questo spot davvero intelligente. L'allargamento delle possibilità di espressione di genere in questa pubblicità diventano quasi totali. Non è una storia transessuale né una storia travestita. E' il racconto della libertà dell'espressione della propria identità di genere a dispetto del sesso strettamente cromosomico. Le immagini delle due persone restano immobili l'una speculare all'altra quasi a rappresentare che nell'uno è inclusa l'altra e viceversa, dove peraltro l'"uno" e l'"altra" diventano difficilmente identificabili fra loro: Chi la donna? Chi l'uomo?


Ricordando un vecchio spot della stessa marca dove il "mix" veniva anche rappresentato da due figure che apparivano metà femminili e metà maschili, viene spontanea una domanda: fra i creativi dell'Agenzia che cura la pubblicità Campari vi è una persona transgender? La risposta non la conosciamo, ma scommetteremmo su un si!


Spero di aver fatto comprendere - utilizzando un semplice spot - almeno le fondamenta di cosa sia il genderbender: una "situazione" che include il "transessualismo", il "transgender" e gli "orientamenti sessuali" ma che ne supera ogni singola componente.


Mirella Izzo



 

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3 di 3 commenti

  • mirella

    29 Aprile 2006 - ore 00:00

    Caro PaulVerlaine,
    grazie per il tuo intervento innanzitutto perché scopo di un qualsiasi "fondo" è quello di far discutere e confrontare anche opinioni diverse. Scrivo in ambiti in cui è difficile trovare masse che ti applaudono, ma è la mia scelta.
    Vorrei solo chiarire una cosa che forse non ho saputo trasmettere nel mio articolo. Quello che a me premeva era parlare del Genderbender. Farlo in "astratto" sarebbe stato più difficile da far comprendere a molti. Utilizzare uno spot (che continuo a ritenere intellligente) che, come tale, è un prodotto di massa, visto da tutti o quasi, e leggerlo in chiave "genderbender" è stato per me un modo per portare un concetto di non ampia diffusione attraverso uno spunto proveniente da una comunicazione molto conosciuta. L´entusiasmo che mi attribuisci è per il confezionamento dell´opera che, ovviamente la prima volta, contiene ben due "colpi di scena" in 30´´ e che in qualche modo entrambi i colpi di scena non sono fini a se stessi. Lo sono? Non importa. A me stava bene leggerli in quel modo per far passare un messaggio e non pubblicizzare una pubblicità. Alla ditta produttrice non ho chiesto soldi né un finanziamento a Crisalide AzioneTrans che, per ancora pochi giorni, è l´Associazione di cui sono presidente nazionale o per Gay.tv con cui collaboro gratuitamente, per la causa, come volontariato (e se poi arrivassero dei soldi o partnership o pubblicità, ci farebbero schifo??)
    Se questo si è letto, vuol dire che non ho saputo usare il linguaggio giusto. Si sta molto discutendo dello spot, della bevanda, del target, del fatto che abbia successo o meno e poco poco del concetto di GenderBender. Mi piacerebbe, se altri o gli stessi che sono intervenuti fino ad ora, al di là del giudizio dello spot o del mio commento sullo spot, avessero voglia di intervenire sul concetto che ho tentato di far passare. Concetto che in Italia è davvero di estrema minoranza intellettuale, ma che nella realtà è molto diffuso invece, spesso nell´inconsapevolezza delle persone che ne sono po

    • mirella

      28 Aprile 2006 - ore 00:00

      Sono onorata di essere paragonata ad Almodovar nel non capire niente nell´interpretazione di un´opera sia essa pubblicitaria, sia essa filmica (Vogliamo ricordare che registi come il Ridley Scott vengono dalla regia pubblicitaria? Ma si, ricordiamolo).
      E´ evidente che uno spot è fatto per vendere un prodotto e che si rivolge ad un target. Tanto evidente da non essere motivo di discussione nell´analisi della storia che viene narrata - o meglio - suggerita, nell´occasione.
      Posta questa evidenza come scontata, c´è modo e modo di fare pubblicità. Non tutte le aziende di vestiario hanno fatto ad esempio, in passato, scelte analoghe a quelle di "Benetton" con campagne provocatorie su tematiche sociali scottanti.
      Quindi sarebbe davvero riduttivo pensare che la pubblicità veicoli solo la merce. Oggi che - specie quella televisiva - è diventata uno spazio che deve intrattenere il pubblico dallo zapping feroce è comprensibile che alcune aziende scelgano la via del prodotto "artistico" o "sociale" o "provocatorio" per trattenere l´attenzione del pubblico.
      Campari sarebbe folle se indirizzasse alla estrema minoranza transgender i suoi spot.
      Ma il valore aggiunto è "quale scelta culturale" fare del proprio prodotto.
      Qualche anno fa il "motore di ricerca Excite" che aveva co-finanziato - per una regata transoceanica - una barca che poi aveva vinto la gara, ha comprato un´intera pagina di Repubblica con scritto a caratteri cubitali su sfondo interamente nero "CI SIAMO FATTI LA TRANS!" e in piccolo spiegava che la "trans" in questione era la regata trans-oceanica.
      La scelta di Excite fu molto diversa da quella di Campari eppure entrambe le ditte volevano soprattutto pubblicizzare i propri prodotti. Nel farlo veicolavano però anche un ben diverso messaggio culturale.
      Contesto anche che lo spot in questione stia dentro una logica classista. Chi ricorda la precedente campagna sul "Campari Mix", anch´esso basata sulla commistione di generi (animale-umano, uomo-donna, ecc.) ricorderà che l´ambientazione era

      • Giuliano_Federico

        28 Aprile 2006 - ore 00:00

        1. i creativi di campari ci hanno chiamato a GAY.tv per ringraziarci. saranno tra l´altro anche chiamati in causa da una trasmissione di gay.tv, mi ha detto ieri un autore.
        2. questa campagna, iniziata quasi un anno fa sperimentalmente, e´ stata replicata perche´ considerata efficace nel vendere il prodotto
        3. uno spot non deve fare nessuna rivoluzione
        4. non c´e´ nessuna rivoluzione gay in atto, ma semplicemente una sempre maggior diffusione del punto di vista gay, lesbo e transgender: nella conquista del rispetto dei punti di vista differenti si compie il processo di integrazione delle diversita´ e delle minoranze
        5. purtroppo i gay sono i peggiori nemici di se stessi, non occorre freud per comprenderne le ragioni, ma e´ sufficiente leggere le parole con cui tale growing (gia´ noto a questo sito per la virulenza con cui affligge se stesso) si lancia nel martirio della propria dignita´, tuffandosi in un vittimismo ottocentesco anacronistico e deleterio. per lui, certo non per me, ne´ per i sempre piu´ numerosi gay che non ficcano la testa sotto la sabbia, ma alzano il mento al cielo e vanno fieri della propria diversita´.
        6. la diversita´ e´ l´unico concetto di ricchezza che esista, Madre Natura insegna.